Fermata la deportazione dei disabili gravi in Rsa al distretto di Nocera Trecento persone in piazza

La notizia è quella che tutti aspettavano: la “deportazione” è stata fermata. I 39 disabili gravi che secondo il  distretto di Nocera sarebbero dovuti andare in RSA resteranno, almeno per ora, nella struttura specializzata che li cura. I primi sei di questi 39 pazienti stamattina sono andati al distretto per essere valutati da una commissione, si chiama UVI, che con tutta probabilità li avrebbe “sbattuti”, come dicono i parenti, in RSA. Ovvero in strutture che non sono in  grado di curarli e dove quindi sarebbero condannati a peggiorare e addirittura a vedere abbattuta la loro aspettativa di vita. Una vicenda drammatica  che ha visto esplodere un'enorme solidarietà attorno a questi malati.  E stamane, dalle 9, la via davanti al distretto si è riempita di gente. Circa 300 persone. Oltre alle famiglie c’erano associazioni, sindacati, medici, operatori, comuni cittadini. C’erano anche, con la fascia tricolore, il sindaco di Roccapiemonte Carmine Pagano, accompagnato dal vice sindaco Roberto Fabbricatore e dall’assessore Anna Bruno, e c’era l’assessore  Pietro Sessa di Pagani, anche lui con la fascia tricolore in rappresentanza del sindaco Raffaele Maria De Prisco.  C’erano il segretario provinciale della UIL Gennaro Falabella e Pietro Antonacchio della  segreteria regionale della CISL. Ma  soprattutto c’erano loro, le famiglie. Con la loro rabbia, le loro paure, le loro speranze. Sono state gridate parole forti. Inevitabile, quando a rischio c’è la vita stessa dei propri cari: “assassini” “ in RSA andateci voi”, ma anche, scandito con il battito delle mani, “diritto alla cura, diritto alla cura”. Intanto nelle stanze del “palazzo” si discuteva. Da un lato il distretto, dall’altro  chi  rappresentava  i diritti dei malati. Primo fra questi il professor Roberto Napoli, senatore, medico, esperto da decenni dei problemi dei disabili, nominato loro rappresentante dalle famiglie. In questi giorni ha rilasciato interviste, ha fatto dichiarazioni forti, ma sempre spiegate punto per punto.  “Quello che sta accadendo - ha detto e ripetuto  - è del tutto illegittimo  e danneggia in modo insostenibile questi pazienti, che  possono essere  valutati solo da una commissione, la UVBR, che sia regolare per numero e professionalità dei componenti.” Già, perché a “condannare” questi pazienti – che sono neurologici, psichici e sensoriali – è stata una commissione formata da una fisiatra e un infermiere. Il senatore Napoli lo ha dichiarato e messo per iscritto di  fronte al distretto “tutto il procedimento  manifesta vizi sia in termini di violazione di legge che in termini di fondatezza”. E ha chiesto la "riconvocazione in UVBR come previsto dalla legge”. Il distretto ne ha preso atto e nel verbale si legge “ non si può dar seguito alla valutazione UVI”, quella cioè  della “condanna” in RSA.  E ora? Lo chiediamo proprio al senatore Napoli. “ Ora – risponde – l’unica strada è appunto quella di far rivalutare questi malati in modo regolare. Le loro condizioni di salute sono incompatibili con le RSA, hanno bisogno di cure, e questo non può essere ignorato”.  È presto per dire che sia una vittoria definitiva ma è un primo passo che le famiglie hanno salutato con un respiro di sollievo. Anche perché nel frattempo alla Regione sta andando avanti la Legge di iniziativa popolare che garantisce esattamente il diritto alla cura per questo tipo di patologie. Una Legge su cui c’è il consenso pressoché unanime e che renderà impossibile qualsiasi “deportazione”.  Quella di  oggi, intanto, è stata fermata.

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