Quando uno scalo aeroportuale fatica a decollare, la tentazione di cercare spiegazioni esterne è forte. Infrastrutture incomplete, collegamenti mancanti, ricettività insufficiente: una lista di ostacoli che, sulla carta, può sembrare convincente. Ma che, se osservata da vicino, rischia di trasformarsi in un comodo alibi. È su questo terreno che si consuma oggi il confronto tra Gesac e il mondo dell’accoglienza salernitana.
Le dichiarazioni dell’amministratore delegato della società di gestione, che individua nelle carenze infrastrutturali e nella presunta indisponibilità delle strutture ricettive le cause delle difficoltà dell’aeroporto di Salerno, non convincono Federalberghi. E non solo per una questione di principio, ma di metodo. Quelle condizioni — l’assenza del collegamento su ferro, la distribuzione dei posti letto, la conformazione del territorio — non sono emerse all’improvviso. Erano note, evidenti e strutturali ben prima dell’avvio dei voli.
Attribuire a questi fattori una crisi improvvisa dello scalo significa, di fatto, riscrivere la cronologia dei fatti. Nessuno, tra operatori turistici e istituzioni locali, può dirsi sorpreso oggi da elementi che erano già sul tavolo da anni. E allora la domanda cambia: se non sono le condizioni esterne a spiegare tutto, dove si è inceppato il meccanismo?
Dal punto di vista degli albergatori la risposta è netta: è mancato un vero piano di marketing a supporto delle rotte. Un’assenza pesante, soprattutto in una fase di avvio, quando uno scalo nuovo o rilanciato ha bisogno di essere accompagnato, promosso, reso competitivo. Non basta attivare voli: bisogna riempirli. E per farlo servono strategie condivise, campagne mirate, accordi coerenti con il mercato.
Anche sul fronte dell’accoglienza, il racconto di una provincia incapace di rispondere agli standard del turismo internazionale viene respinto con decisione. Salerno e il suo territorio ospitano milioni di visitatori ogni anno, lavorano da tempo con tour operator nazionali e internazionali e dispongono di una capacità ricettiva tutt’altro che marginale. I contratti firmati e poi disattesi, le proposte di comarketing rimaste senza seguito, raccontano una storia diversa da quella della presunta indisponibilità.
Il punto, allora, non è lo scontro tra gestore aeroportuale e operatori turistici. Il punto è il futuro dello scalo. L’aeroporto di Salerno rappresenta una grande opportunità per il territorio, ma solo se viene trattato come un progetto strategico e non come un’infrastruttura che si autosostiene per inerzia.
Federalberghi lancia un messaggio chiaro: basta cercare pretesti, è tempo di rilanciare. E lo fa offrendo collaborazione, non contrapposizione. Strategie concrete, realistiche, costruite insieme. Perché un aeroporto non è solo una pista e una torre di controllo: è una rete di interessi, competenze e visioni che devono muoversi nella stessa direzione.
Se davvero si vuole far decollare lo scalo salernitano, serve meno narrazione difensiva e più progettazione. Il territorio è pronto. Ora tocca a chi lo gestisce dimostrarlo.